CARICO DELL'ALLENAMENTO

Il carico d'allenamento è la misura del lavoro che l'atleta deve effettuare per indurre gli adattamenti necessari all'incremento della prestazione.

La capacità di prestazione è sviluppata principalmente dagli stimoli del movimento; si parla di carico di allenamento se gli stimoli sono dosati in maniera da determinare un effetto allenante e quindi da contribuire allo sviluppo, mantenimento e consolidamento dello stato di allenamento [Harre].

Un corretto programma di allenamento deve tener conto di ciò, in relazione a determinati principi:
  • continuità nel tempo;
  • variabilità, attraverso l’utilizzo di svariate proposte allenanti;
  • sistematicità, razionalità tra frequenza e sequenza degli allenamenti;
  • ciclicità, programmazione dei carichi in relazione al periodo;
  • individualità, in relazione alle caratteristiche individuali dell’atleta;
  • progressività e gradualità, se si tratta di giovani o atleti alle prime armi o post infortunio.
  • continuità nel tempo
Esistono due suddivisioni del tipo di carico di allenamento: il carico ESTERNO e il carico INTERNO.

CARICO ESTERNO (dato oggettivo)

L’insieme degli stimoli allenanti somministrati all’atleta a seconda della disciplina praticata: i chilometri ed i tempi di percorrenza, i chili da sollevare, il numero (ripetizioni) e le serie dei gesti motori da compiere, i tempi di recupero, le misure da raggiungere o valicare; questi sono i fattori da qui esso dipende:
  • INTENSITA' dello stimolo;
  • DENSITA' dello stimolo;
  • FREQUENZA dello stimolo;
  • DURATA dello stimolo;
  • VOLUME dello stimolo;

CARICO INTERNO (dato soggettivo)

rappresenta il tipo di effetti che l'allenamento esercita sull'organismo in relazione al carico esterno, sia sul piano fisico che psichico e contraddistingue il grado di percezione dello sforzo.

Secondo questi principi, ad identica somministrazione di carico esterno non sempre corrisponde la medesima misura di carico interno.

Quando durante un allenamento, i tempi non ne vogliono sapere di uscire come vorremo, non sempre vuol dire che stia andando male; molto probabilmente a causa di forti stress lavorativi o psichici non riusciamo a rendere come vorremo (carico esterno) ma, a livello organico ( carico interno) il lavoro potrebbe star dando i risultati sperati!

ANALISI DEL CARICO INTERNO

Il carico d'allenamento può essere misurato tramite il monitoraggio della frequenza cardiaca, delle percentuali di Vo2Max o tramite la misurazione dei livelli di lattato, tutti metodi che prevedono l’utilizzo di strumenti, non sempre facili da reperire. Per poter sopperire a questi strumenti, esiste un metodo semplice ed intuitivo per analizzare i livelli di carico interno: la scala di percezione dello sforzo.
In realtà ne esistono diverse; una delle più pratiche da utilizzare è la Scala di Borg CR 10.

Borg CR10 Scale (2010)
CR10 Percezione dello sforzo
0 Niente in assoluto Nessuna percezione
0,3
0,5 Estremamente debole Appena percepibile
0,7
1 Molto debole Leggero
1,5
2 Debole
2,5
3 Moderato
4
5 Forte Duro
6
7 Molto duro
8
9
10 Estremamente forte La più forte percezione
11
...
Massimo assoluto La più alta possibile
Per quanto riguarda la CR 10 i livelli 5 e 6 corrispondono all’85% Fcmax, cioè la percentuale di allenamento per la soglia anaerobica. Ai livelli 7 e 8 corrisponde il 90-95% Fcmax cioè la percentuale di allenamento per la potenza aerobica (allenamento ad alta intensità). La familiarizzazione dei soggetti con la scala di Borg è semplice, la cosa migliore è chiedere lo sforzo percepito nella seduta o nella gara all’atleta con precisione.
Il carico di allenamento (Training Load) è il risultato della moltiplicazione tra la durata dell’allenamento e la percezione della fatica (RPE) che ogni atleta dichiara al termine di ogni allenamento o gara.

TL = DURATA (min) x RPE
Es: 90 minuti x 5 RPE = 450

Se vicino alle competizioni principali si notano RPE troppo elevate, allora probabilmente avremo sbagliato qualcosa nella programmazione dei carichi.

Roberto Chiodo - Personal Running & Fitness Coach